Caldo sul lavoro: cosa devono sapere le aziende per gestire le temperature estive elevate
Con l’arrivo dell’estate, il caldo può diventare un vero fattore di rischio nei luoghi di lavoro. Non si tratta solo di un disagio stagionale: temperature elevate, esposizione prolungata al sole, umidità, scarso ricambio d’aria e attività fisicamente intense possono compromettere la salute dei lavoratori e aumentare il rischio di infortuni.
Per questo motivo, anche nel 2026, il tema del caldo sul lavoro è al centro dell’attenzione di istituzioni, Regioni, aziende e professionisti della sicurezza. In diverse aree d’Italia sono state introdotte ordinanze specifiche per limitare il lavoro nelle ore più calde della giornata, soprattutto nei settori più esposti.
Il messaggio per le imprese è chiaro: il rischio caldo non può essere gestito solo con il buon senso. Deve essere valutato, monitorato e affrontato con misure organizzative e preventive adeguate.
Caldo e sicurezza sul lavoro: perché è un rischio da non sottovalutare
Le alte temperature possono incidere in modo significativo sulle condizioni di lavoro. Un lavoratore esposto al caldo per molte ore può andare incontro a stanchezza, disidratazione, crampi, calo di attenzione, vertigini, malessere e, nei casi più gravi, colpo di calore.
Il caldo, inoltre, può ridurre la lucidità e la capacità di reazione, aumentando il rischio di errori, cadute, utilizzo scorretto delle attrezzature o comportamenti non sicuri.
Per questo motivo il caldo non è solo un rischio sanitario, ma anche un possibile moltiplicatore del rischio infortunistico.
Le aziende devono quindi considerarlo all’interno della propria organizzazione della sicurezza, valutando mansioni, ambienti, orari, carichi di lavoro, disponibilità di aree ombreggiate o raffrescate, uso di DPI e condizioni individuali dei lavoratori.
Bollettini caldo e Worklimate: gli strumenti da monitorare
Per la stagione estiva 2026, il Ministero della Salute ha attivato i bollettini sulle ondate di calore, disponibili dal 25 maggio al 20 settembre. I bollettini indicano diversi livelli di rischio e rappresentano uno strumento utile per monitorare l’andamento delle temperature e prevenire possibili effetti sulla salute.
Accanto ai bollettini ministeriali, molte ordinanze regionali fanno riferimento alla piattaforma Worklimate, progetto sviluppato da INAIL e CNR, che fornisce previsioni del rischio caldo per specifiche condizioni lavorative.
In particolare, le ordinanze regionali richiamano spesso la mappa relativa a “lavoratori esposti al sole” impegnati in “attività fisica intensa” alle ore 12:00. Quando la piattaforma segnala un livello di rischio “ALTO”, in alcune Regioni scattano limitazioni allo svolgimento delle attività nelle ore centrali della giornata.
Ordinanze regionali 2026: stop al lavoro nelle ore più calde
Nel 2026 diverse Regioni hanno adottato ordinanze per tutelare i lavoratori maggiormente esposti alle alte temperature. Pur con differenze territoriali, molte disposizioni seguono uno schema comune: divieto di svolgere attività lavorative all’aperto o in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia oraria 12:30-16:00, limitatamente ai giorni e alle aree in cui Worklimate segnala rischio “ALTO”.
È importante sottolineare che le ordinanze possono variare da Regione a Regione per durata, settori interessati e modalità applicative. Per questo ogni azienda deve verificare le disposizioni vigenti nel territorio in cui opera.
Focus Puglia: ordinanza valida fino al 15 settembre 2026
In Puglia, l’ordinanza regionale ha efficacia immediata ed è valida fino al 15 settembre 2026. Il provvedimento riguarda le attività svolte all’aperto o in ambienti privi di adeguata ventilazione o raffrescamento, nei quali si determinano condizioni microclimatiche severe.
Le disposizioni si applicano in particolare a:
- settore agricolo e forestale;
- settore florovivaistico;
- serre e tunnel agricoli;
- cave;
- cantieri edili e stradali;
- logistica urbana e consegne all’aperto, compresi i rider;
- ulteriori attività svolte all’aperto con esposizione prolungata al sole e significativo impegno fisico.
In Puglia è vietato svolgere attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole o microclima severo dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni in cui la mappa Worklimate, riferita a lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa, segnala un livello di rischio “ALTO”.
Il datore di lavoro o un suo delegato deve inoltre consultare quotidianamente la piattaforma Worklimate prima dell’avvio delle attività.
Alcuni riferimenti regionali
Oltre alla Puglia, anche altre Regioni hanno previsto misure specifiche per la tutela dei lavoratori durante le temperature estive elevate.
In Lombardia, l’ordinanza è in vigore dal 10 giugno al 23 settembre 2026 e prevede il divieto di attività lavorativa all’aperto tra le 12:30 e le 16:00 in aree edili, cave, aziende agricole e florovivaistiche, nei giorni in cui Worklimate segnala rischio alto.
In Emilia-Romagna, l’ordinanza è attiva dal 3 giugno al 15 settembre 2026 e riguarda settori agricolo, florovivaistico, edile, piazzali della logistica, cave e rider. Anche in questo caso, il divieto si applica nei giorni con rischio alto nella fascia 12:30-16:00.
In Veneto, il provvedimento è in vigore dal 17 giugno al 31 agosto 2026 e riguarda agricoltura, florovivaismo, cantieri edili all’aperto e cave, nelle giornate e nelle aree in cui Worklimate segnala un livello di rischio alto.
In Toscana, fino al 31 agosto 2026, è vietato il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00 nei settori agricolo, florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave, quando il rischio da calore risulta elevato.
In Piemonte, l’ordinanza prevede dal 30 maggio al 31 agosto 2026 l’astensione dal lavoro tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni in cui Worklimate segnala rischio alto, con riferimento a lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.
Nelle Marche, l’ordinanza è valida dal 24 giugno al 31 agosto 2026 e prevede limitazioni al lavoro all’aperto nella fascia 12:30-16:00 nei giorni e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate segnala rischio alto.
In Calabria, l’ordinanza 2026 prevede il divieto di lavoro dalle 12:30 alle 16:00 fino al 30 settembre 2026, nei giorni con rischio alto secondo Worklimate, in diversi settori tra cui agricoltura, florovivaismo, igiene ambientale, cantieri, ambienti confinati privi di adeguata ventilazione e settore estrattivo.
Questi esempi confermano una tendenza comune: la gestione del caldo sul lavoro richiede un’organizzazione preventiva, aggiornata e coerente con le condizioni climatiche effettive.
Cosa deve fare un’azienda per prevenire il rischio caldo
Le imprese non devono limitarsi a sospendere le attività quando scatta il divieto. La prevenzione del rischio caldo richiede un insieme di misure organizzative, tecniche e informative.
Tra le principali azioni da adottare ci sono:
- monitorare quotidianamente bollettini e piattaforme previsionali;
- verificare il livello di rischio caldo prima dell’avvio delle attività;
- rimodulare orari e turni, privilegiando le fasce meno calde;
- evitare o ridurre le attività più faticose nelle ore centrali della giornata;
- prevedere pause più frequenti in aree ombreggiate o raffrescate;
- garantire disponibilità continua di acqua potabile fresca;
- favorire la rotazione del personale nelle attività maggiormente esposte;
- fornire DPI e indumenti adeguati, compatibilmente con le lavorazioni;
- informare i lavoratori sui rischi da stress termico e sui sintomi da non ignorare;
- prevedere procedure di emergenza in caso di malessere;
- prestare attenzione ai lavoratori più vulnerabili, anche con il supporto del medico competente.
Un aspetto particolarmente importante è la formazione dei lavoratori. Ogni persona deve sapere quali segnali riconoscere, quando fermarsi, a chi rivolgersi e quali comportamenti adottare per proteggere sé stessa e i colleghi.
Il ruolo del datore di lavoro
Il datore di lavoro ha il compito di valutare i rischi e adottare misure adeguate per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il rischio da caldo e microclima severo deve quindi essere considerato nella gestione aziendale della sicurezza, soprattutto per le attività più esposte.
Non basta dire ai lavoratori di “fare attenzione”. È necessario organizzare il lavoro in modo consapevole, documentare le misure adottate e garantire che le persone siano correttamente informate e formate.
In alcuni casi, può essere necessario rivedere procedure, turnazioni, attività programmate, modalità operative e piani di emergenza.
Il caldo non si può controllare. Il rischio sì.
Le temperature estive elevate rappresentano una sfida sempre più importante per le aziende. Il cambiamento climatico rende più frequenti condizioni di caldo intenso e ondate di calore, con effetti diretti sull’organizzazione del lavoro.
Gestire correttamente il rischio caldo significa proteggere le persone, ridurre il rischio di infortuni, evitare non conformità e garantire continuità operativa.
BrunoSicura affianca le aziende nella consulenza e formazione sulla sicurezza sul lavoro, supportandole nell’aggiornamento delle procedure, nella formazione dei lavoratori e nella corretta gestione dei rischi legati alle temperature estive elevate.
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